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Fare la differenza
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La gestione di un ospedale in una delle zone più remote dell’Etiopia

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ROMA

La Magliana. L’eco della banda tristemente famosa riecheggia nel nome del quartiere, ma dentro alla Lampada dei Desideri lascia il nome a una piccola orchestra di ragazzi che amano la musica, la “banda della Magliana”. Il quartiere è austero, ma qui dentro cede il passo ai colori dei muri e dei volti delle persone. I graffiti delle strade sono paradossalmente anonimi, ma qui dentro lasciano il posto alle scritte sui cartelloni che ricordano nomi, date, eventi e feste insieme.

Qui dentro, ora, nel cuore della Magliana, siamo in un centro affacciato sulla strada, con grandi vetrine, una biblioteca, foto alle pareti, palloncini dell’ultima festa appesi al soffitto. Siamo alla Lampada dei Desideri dove, insieme a diverse associazioni del territorio, la cooperativa “Con gli altri” ha proposto a ragazzi e ragazze diversamente abili del quartiere il progetto “Educazione e salute”: un percorso di cinquanta incontri, che insegna a trasformare gli ingredienti in piatti, e i valori nutrizionali in competenze.

“Mettere le mani sulle cose” fa la differenza, mettere le mani in pasta, ti fa capire quanta energia ci vada per trasformare il grano in pane, la farina in pizza, il senso e l’importanza delle dosi e dei dettagli.

Il punto di arrivo del progetto è il benessere di ogni partecipante, dunque la conoscenza del cibo passa da fine a mezzo, per comprendere quali alimenti siano più adatti alla nostra situazione, al nostro corpo, e alle nostre patologie. E allora diventa importante conoscere anche il banco del supermercato, saper leggere un’etichetta, il significato dei termini e come agiscono le sostanze sul nostro corpo. Concetti difficili ma che, utilizzando il gioco e la pratica, possono arrivare a chiunque.

Un percorso che non è stato isolato, durante il progetto diverse professionalità hanno affiancato i ragazzi e le ragazze: un nutrizionista, una psicologa, un’igienista dentale, un maestro sommellier, che hanno aiutato a guardare all’alimentazione nel modo più completo possibile. Il cibo può diventare un problema, e creare consapevolezza in ambito alimentare può aiutare ad andare oltre, migliorando la conoscenza di sé stessi, delle proprie capacità e delle proprie potenzialità, fino a guardare la “disabilità come normalità”.

Oggi qualcuno sta facendo i biscotti, qualcun altro la pizza. C’è chi cucina, chi osserva, chi annusa l’aria, ma anche chi gioca, chi legge un libro della biblioteca, e chi guarda un video di Vasco su youtube. Il centro sembra un po’ una grande casa, una famiglia allargata, c’è spazio per tutti, e ognuno ha il suo posto. Ci sono volontari che aiutano, e rendono tutto più facile.

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