Sito ufficiale della Chiesa Valdese - Unione delle chiese valdesi e metodiste -
per informare sull'otto per mille del gettito IRPEF destinato alla Chiesa Valdese.
Le firme espresse
Negli ultimi anni il numero di firme a favore dell'otto per mille
alle chiese valdesi e metodiste è stato in costante
crescita.

In particolare l'ultimo dato diffuso dal Ministero delle Finanze nel 2008 e relativo alle dichiarazioni del
2005 attribuisce alle Chiese rappresentate dalla Tavola valdese 264.676 firme,
pari all'1,6% dei contribuenti che hanno scelto di destinare esplicitamente il
loro 8 per mille. Rispetto all'anno precedente si registra un aumento del 13%,
pari a un saldo positivo di oltre 31.000 firme.
Il dato conferma la
crescita dell'attenzione all'8 per mille “alla valdese” registrato negli anni
precedenti: già nel 2007 (dichiarazione del 2004), infatti, le firme a valdesi
e metodisti erano aumentate di quasi il 6%.
“E' un segnale importante ed incoraggiante – commenta la pastora Maria Bonafede,
moderatora della Tavola valdese – che rende visibile un piccolo tassello della
società italiana che è attento ai valori del pluralismo e della laicità dello
Stato.
Valdesi e metodisti raccolgono una quantità di firme che supera dieci volte il
numero dei nostri membri di chiesa: evidentemente piace il nostro modo di
gestire i fondi che riceviamo, l'assoluta trasparenza dei rendiconti
disponibili al dettaglio su vari siti web e pubblicati su alcune testate di
rilievo nazionale.
Sappiamo anche che firmano per noi molti cattolici impegnati e praticanti che
condividono le nostre battaglie civili per la laicità: anche questo ci pare un
fatto incoraggiante, in un momento in cui il presenzialismo politico della
Conferenza episcopale, gli ossequi teocon, teodem e il clericalismo di troppi
atei devoti rende sempre più incerto e confuso il fondamentale principio
democratico della separazione tra lo Stato e le confessioni religiose.
Anche per questo abbiamo finanziato con convinzione alcuni progetti per la
distribuzione gratuita di profilattici in Africa. O alcuni programmi di ricerca
nel campo delle cellule staminali che in Italia ben pochi sono disposti a
sostenere.
Molti italiani lo hanno notato, hanno apprezzato e noi vogliamo ringraziarli
proseguendo nel nostro impegno e nella nostra testimonianza”.